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LA QUESTIONE DELLA SOIA HB4: UN APPROFONDIMENTO

E’ un tema diventato particolarmente delicato perché coinvolge contemporaneamente sicurezza alimentare, commercio internazionale, cambiamento climatici. Rappresenta probabilmente uno degli esempi più chiari del conflitto contemporaneo tra innovazione biotecnologica e principio di precauzione.

DI COSA SI TRATTA
La HB4 è la prima varietà di soia geneticamente modificata progettata specificamente per tollerare lo stress idrico. E’ una varietà sviluppata dall’azienda argentina Bioceres insieme al COCINET (Consejo Nacional de Investgaciones Cienơficas y Técnicas – praticamente l’equivalente del nostro CERN).

Il cuore della tecnologia è il gene hahb4, derivato dal girasole, che consente alla pianta di mantenere livelli produttivi più elevati anche in condizioni di forte carenza d’acqua. Accanto alla tolleranza alla siccità, inoltre, la pianta possiede anche una seconda caratteristica molto controversa: la resistenza al glufosinate-ammonio, un erbicida soggetto a forti restrizioni normative
in Europa.

Mentre Argentina, Brasile, stati Uniti, Paraguay, Canada e recentemente anche la Cina hanno approvato la tecnologia, l’Europa continua a mantenere una posizione estremamente prudente. Ad oggi, la soia HB4 non è autorizzata nell’unione Europea né per l’importazione né per la trasformazione alimentare o mangimistica. Questo significa che nel mercato europeo si applica il
principio della “tolleranza zero”. Anche una contaminazione minima, accidentale o tecnicamente inevitabile, può comportare il blocco dell’intero carico.

COSA E’ SUCCESSO
Negli ultimi giorni di aprile 2026 le autorità olandesi hanno segnalato il rilevamento di tracce di HB4 in alcuni carichi di farina di soia provenienti da argentina e Brasile. Poiché la sostanza non è autorizzata nell’UE, alcuni lotti sono stati bloccati o ritirati. La Commissione EU ha confermato di aver emesso notifiche di allerta (il 14 e 17 aprile 2026) tramite il sistema RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed).

Il governo di Buenos Aires e la camera degli esportatori CIARA-CEC hanno contestato i metodi di analisi utilizzati nei controlli europei, sostenendo che i test potrebbero produrre falsi positivi. Secondo la posizione argentina, la soia HB4 sarebbe gestita attraverso canali segregati e sistemi di tracciabilità dedicati; inoltre, i controlli europei non utilizzerebbero il protocollo analitico.

IL CONTESTO COMMERCIALE E REGOLATORIO
Consapevole delle difficoltà europee, Bioceres aveva già cominciato a ridurre il rischio commerciale attraverso due strumenti principali. Il primo, è il cosiddetto “HB4 Program”, un sistema di produzione a circuito chiuso basato sull’identity preservation. In pratica, la filiera HB4 viene tracciata dal seme fino al silos finale, nel tentativo di evitare contaminazioni con le esportazioni destinate ai mercati più sensibili, come quello europeo.

Il secondo, riguarda il piano regolatorio. Dopo aver inizialmente ritirato una richiesta di autorizzazione completa nell’UE, Bioceres ha presentato nel 2025 una domanda specifica per ottenere una soglia tecnica di “Low-Level Presence” (LLP). L’obiettivo è introdurre una minima tolleranza tecnica.

Tuttavia, il processo legislativo europeo su questi temi resta lento, politicamente divisivo e fortemente condizionato dalle differenti sensibilità degli stati membri. La disputa, quindi, non riguarda più soltanto la coltivazione OGM, ma anche la standardizzazione internazionale dei metodi di rilevazione.

I RISCHI PER L’EUROPA E L’ITALIA
L’Unione Europea dipende fortemente dalle importazioni di proteine vegetali, in particolare dalla farina di soia destinata all’alimentazione animale. Circa il 90% del fabbisogno europeo viene coperto tramite importazioni, soprattutto dal Sud America.

Finché l’Unione Europea non definirà almeno una soglia tecnica condivisa di tolleranza o un sistema armonizzato di gestione delle contaminazioni accidentali, la soia HB4 continuerà a rappresentare un focolaio di tensioni commerciali, volatilità dei prezzi,  problemi logistici e possibili shock di approvvigionamento per l’intera filiera agroalimentare europea.

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